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Di seguito i nostri ultimi Post:

Nuovo sito web dedicato a Santa Maria Antiqua

febbraio 3rd, 2012 by admin

Fondata alla metà del VI secolo alle pendici nordoccidentali del Palatino, Santa Maria Antiqua è il più antico e il più importante monumento cristiano del Foro Romano. La chiesa costituisce un elemento chiave per la comprensione dello sviluppo culturale ed urbano del Foro nei primi secoli del Medioevo.

Santa Maria Antiqua è uno degli esempi più significativi dell’adattamento e della rifunzionalizzazione di un edificio pagano preesistente. Sulle sue pareti si conserva un’eccezionale raccolta di dipinti murali (circa 250 metri quadri), che vanno dal periodo di fondazione fino al secolo VIII. Sono testimonianze uniche, a Roma e al mondo, per la conoscenza dello sviluppo dell’arte altomedievale e bizantina. Infatti, quasi la totalità del patrimonio pittorico coevo, esistente nell’Impero Bizantino, andò distrutto durante l’Iconoclastia.

Nel IX secolo Santa Maria Antiqua venne abbandonata e rimase sigillata sotto i crolli del terremoto dell’847 D.C. per più di 1000 anni, fino alla sua riscoperta con gli scavi di Giacomo Boni nel 1900. Le sue particolari vicende storiche fanno di questo monumento una testimonianza unica, che ci permette di riconoscere ancora l’originale impianto architettonico e di assaporare l’atmosfera e la semplicità di una chiesa dei primi secoli del Cristianesimo.

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Produzioni ceramiche e commerci nell’Italia centrale tra romani e longobardi (III-metà VIII sec.)

febbraio 3rd, 2012 by admin

La Roma imperiale tra l e II secolo d.C. è all’apice della sua potenza e costituisce il centro di un’economia pan-mediterranea.

A partire dal III secolo, tuttavia, inizia una lunga fase di crisi. L’instabilità fornisce ai “barbari” l’opportunità di colpire l’impero ed il suo stesso cuore: l’Italia inizia così un complesso periodo di trasformazione politica, culturale ed economica. Tra il V e il VI secolo, le ondate di popoli prove- nienti dal Nord e dall’Est Europa spezzano l’unità politica dell’impero romano. Verso la fine del VI secolo, l’arrivo dei Longobardi spacca definitivamente l’Italia in due, dando inizio ad un ulteriore periodo di crisi e cambiamenti all’equilibrio che solo da pochi decenni era stato ristabilito da Giu- stiniano.

Archeologi e storici riconoscono ormai l’importanza della ceramica per ricostruire il quadro eco- nomico-sociale di un’epoca, in particolare per l’alto-medioevo, in cui le fonti scritte sono scarse e per ricostruire il periodo dipendiamo in gran parte dalla documentazione archeologica.

In Italia centrale compaiono nuovi centri di produzione di ceramica destinata ad una circolazione locale o regionale, raramente esportata nel resto del Mediterraneo. Il mercato del vasellame fine da mensa è ancora occupato dai prodotti africani ma a partire dal IV secolo la loro distribuzione è sempre più ristretta e progressivamente vengono elaborate nuove produzioni italiche che solo in parte imitano questi manufatti. Nuovi repertori si affermano soprattutto per quel che riguarda la ceramica di uso domestico. E’ un lungo processo che interessa il territorio delle regioni italiane in modi simili ma con forme differenti. Le recenti ricerche sembrano indicare che la produzione e i sistemi di approvvigionamento tra III e VII secolo sono condizionati dalle continue trasformazioni politiche e dalle diverse influenze economiche e culturali che caratterizzano le zone occupate dai barbari rispetto a quelle sotto il controllo romano-bizantino. Tale fenomeno sembra particolar- mente evidente, almeno in alcune zone, a partire dal tardo VI secolo.

Le ricerche archeologiche stanno definendo con precisione i caratteri di queste produzioni e le loro implicazioni storiche. Tuttavia, mentre per il nord e il sud dell’Italia ci sono stati tentativi di rico- struire quadri storico-archeologici generali, per l’Italia centrale non disponiamo ancora di nessun tentativo del genere, nonostante la massa sempre crescente dei dati disponibili, per il periodo sto- rico compreso tra la caduta della dinastia dei Severi nel 235 e quella di Ravenna nel 751.

Questo incontro è un’occasione per condividere i risultati degli ultimi anni di ricerche sul campo, fornendo una solida base per la realizzazione di ampie sintesi regionali della cultura materiale che interessa Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo e Molise. Per discutere gli aspetti delle forme ceramiche prodotte in questo periodo di crisi, la loro circolazione e diffusione e il rapporto con gli altri manufatti di importazione, sarà fondamentale descrivere la cultura materiale nel contesto e ricostruire la situa- zione generale del territorio, considerando le tendenze nelle macro-aree rappresentate dalle re- gioni storiche (anche se all’interno di un’organizzazione basata sulle moderne regioni amministra- tive, dovuta a ragioni pratiche).

Alle sessioni di discussione, organizzate per regioni, si affiancherà una sessione poster, dedicata principal- mente a contesti ceramici inediti rinvenuti nel centro Italia ed inseribili nell’arco cronologico proprio del convegno.

Per partecipare alla sessione poster, è necessario inviare un breve abstract all’indirizzo leformedellacri- si@gmail.com entro il 1 giugno 2012.

Negli atti del convegno è prevista la pubblicazione sia degli interventi che dei posters.

Il Comitato Organizzatore: Enrico Cirelli, Francesca Diosono, Helen Patterson

Produzioni ceramiche e commerci nell’Italia centrale tra romani e longobardi (III-metà VIII sec.)
Spoleto – Campello sul Clitunno, 5-7 ottobre 2012

Splendori dal Medioevo – L’abbazia di San Vincenzo al Volturno al tempo di Carlo Magno

gennaio 12th, 2012 by admin

Monasterium vero beati Vincentii martyris, quod iuxta Vulturni fluminis fontem situm est, et nunc magna congregatione refulget, a tribus noilibus frati bus, hoc est [Tato, Tasi et Paldo], iam nunc aedificatum, sicut viri eruditissimi Autperti eiusdem monasterii abbatis in volumine, quod de hac re conposuit, scripta significant.

Il monastero  del beato Vincenzo martire, che si trova presso le sorgenti del Volturno e ora risplende di una grande congregazione di monaci, fu edificato da tre nobili fratelli, [Tato, Taso e Paldo], come mostra l’eruditissimo Autperto, abate dello stesso monastero, nell’opera da lui scritta su questo argomento.

Paolo Diacono, VI, 40.

Apre il 22 gennaio 2012 la mostra Splendori dal Medioevo. L’abbazia di San Vincenzo al Volturno al tempo di Carlo Magno; il luogo che la ospita è il Museo Archeologico di Venafro, collocato dal 1985 nello storico edificio dell’ex Monastero delle Clarisse.

La scelta della data per l’inaugurazione non è casuale ma ha un preciso significato: il 22 gennaio, infatti, è il giorno in cui ricorre la festività di San Vincenzo, il diacono di Saragozza martirizzato sotto Diocleziano. Di San Vincenzo porta il nome il complesso monastico cui la mostra è dedicata, quell’abbazia benedettina, tra le più importanti d’Europa, da cui nei secoli dell’alto medioevo si irradiarono spiritualità e arte in tutta l’Italia centro meridionale.

Attratti dalla pace di queste terre ai piedi della Mainarde, alle sorgenti del Volturno, e forse dalla stessa intensa spiritualità che emanavano questi luoghi dove già sorgeva un antichissimo oratorio dedicato a San Vincenzo, che la tradizione vuole costruito dall’imperatore Costantino, qui si fermarono i tre nobili beneventani Paldo, Tato e Taso alla ricerca di vita ascetica. Da allora, dagli inizi dell’VIII secolo, come ci narra il preziosissimo Chronicon Vulturnense, il codice miniato redatto attorno al 1130 dal monaco Giovanni, grazie all’operosità dei monaci che crescevano di numero di anno in anno, alla protezione dapprima dei duchi longobardi che favorirono la costruzione di questo come di altri monasteri italiani tra cui quelli di Farfa e della stessa Montecassino, poi, soprattutto, dei re carolingi, il cenobio si trasformò in una vera e propria città monastica splendida di architetture, affreschi, opifici e, naturalmente, di preghiere: l’ora et labora si dispiega nelle vaste terre dissodate ma anche nel silenzio dei chiostri, nelle cripte affrescate, nelle chiese e nelle basiliche splendenti di marmi, nei refettori colonnati, nelle officine in cui prendevano corpo splendide vetrate o oggetti in bronzo.

Un trentennio e oltre di ricerche archeologiche sistematiche nell’area di San Vincenzo al Volturno ha riportato alla luce grande parte delle vicende del monastero nel corso della sua complessa storia, secoli in cui l’abbazia ha conosciuto saccheggi e distruzioni anche radicali, ma anche uno straordinario sviluppo.

La mostra Splendori del Medioevo presenta per la prima volta gli straordinari reperti che della storia del monastero di San Vincenzo al Volturno sono i testimoni diretti, a cominciare dalle fasi più antiche. Della Fondazione del monastero trattata nella prima sezione, anche attraverso le illustrazioni del Chronicon, spicca l’altare, di VIII secolo, affrescato con brillanti colori pertinente alla chiesa di San Vincenzo Minore, il più antico edificio di dimensioni piuttosto ridotte, rapportate ad una comunità monastica che non doveva superare i cento membri. Questo altare è stato restaurato per l’occasione ed è esposto al pubblico per la prima volta. Ma è nelle successive sezioni della mostra, La rinascita carolingia, che l’abbazia prende corpo in tutto il suo splendore: il monastero, collocato al confine delle terre conquistate da Carlo Magno, venne incluso nelle abbazie poste direttamente sotto la protezione del sovrano, tanto che tra gli abati spiccano quelli di origine franca: tale fu, ad esempio, Autperto, ricordato di recente anche da Sua Santità Papa Benedetto XVI per le sue opere ascetiche. Altri abati erano imparentati direttamente con la famiglia imperiale; tra questi sicuramente l’abate Giosuè (792-817) che, unitamente ai suoi successori Talarico ed Epifanio, grazie alle ingenti risorse economiche a disposizione trasformò l’abbazia in uno dei più grandi monasteri d’Europa: alla metà del IX secolo esso annoverava ben nove chiese tra cui San Vincenzo Maggiore, una basilica di oltre 60 metri di lunghezza e quasi 30 di larghezza, con trenta colonne di granito egizio, provenienti da un più antico tempio romano di Capua.

Il venerando Giosuè e tutti i fratelli…pregarono [Ludovico il Pio] con tutte le forze di concedere loro un tempio in territorio di Capua, costruito anticamente con enormi colonne… E poiché la dimora ove pregavano sembrava loro piccola per tanti padri riuniti in un sol luogo, fu edificata nello stesso monastero in onore del sommo Dio  e con il nome del suo prezioso martire Vincenzo, una adatta ad una così grande comunità… 

Chronicon Vulturnense

Saranno in mostra le splendide vetrate multicolori e una sequenza di affreschi, tra cui quello con San Tommaso, restaurato per l’occasione, oltre agli abati e ai santi. Della fabbrica dell’abbazia medioevale  una serie di capitelli  decorati a stampella e i pavimenti marmorei in opus sectile. Dei materiali prodotti in loco degni di nota sono preziose placchette con inserti in smalto a cloisonné, manufatti in osso lavorato. Le fervide attività dello scriptorium di San Vincenzo sono documentate attraverso raffinati elementi in bronzo pertinenti a legature e rivestimenti di libri, tra cui una preziosa coperta di libro in metallo dorato con inserti in smalto cloisonné.

Un’intera sezione è dedicata alla mensa dei monaci con il vasellame da cucina e da mensa e informazioni sui pasti consumati dai monaci derivanti dalle analisi archeozoologiche.

L’881 segna una tappa tragica nelle vicende del monastero di San Vincenzo: nella sezione L’epilogo viene presentata l’ultima fase di vita dopo il sacco arabo che in quell’anno devastò la città monastica, costringendo i  monaci a trasferirsi a Capua. Verso la fine del X secolo si ebbe una fase di rinascita grazie al contributo degli imperatori tedeschi, con la ricostruzione della basilica maggiore e il recupero di altri edifici tra cui il grande chiostro. Ma la storia di questo secolare monastero è ormai in declino: l’arrivo dei Normanni segna l’abbandono definitivo di questi luoghi dopo circa tre secoli di vita, operosità, arte, spiritualità; alla fine dell’XI secolo la comunità monastica si trasferisce sulla riva opposta del fiume Volturno, a pochi metri di distanza, in un monastero costruito ex-novo e fortificato, con una nuova chiesa che fu consacrata nel 1108 da papa Pasquale II.

Tra i tanti reperti eccezionali che la mostra presenta, si sottolinea infine, nell’ultima sezione – La presenza araba a Venafro  tra IX e X secolo, che si riconnette alla fase dell’incendio dell’Abbazia di San Vincenzo dell’881, l’esposizione degli scacchi di IX-X secolo d.C., rinvenuti agli inizi del secolo scorso a Venafro (conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sono presentati in Molise per la prima volta), insieme ad altri scacchi di provenienza meridionale: quelli di Albano Laziale messi a disposizione dal Museo Civico, e quelli dal Castello di Avella resi disponibili dalla Soprintendenza di Salerno.

Museo Archeologico di Venafro – ex monastero di Santa Chiara

Via Garibaldi - 86079 VENAFRO (IS)

Info
tel. e fax  0865 900742 Museo Archeologico di Venafro
tel. 0874 427313- Sede di Campobasso della Soprintendenza
e-mail sba-mol@beniculturali.it

Orario di apertura - Feriale: 9,00-19,00 - Festivo: 14,30-19,30 - Lunedì chiuso 
L’esposizione resterà aperta dal 22 gennaio al 2 dicembre 2012

scarica l’invito alla mostra

AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!

dicembre 23rd, 2011 by admin

La redazione di ArcheologiaMedievale.it augura a tutti un Buon Natale e Felice anno Nuovo!

Il passato medievale di Monaco

dicembre 14th, 2011 by admin

Uno scavo archeologico dietro la Marienplatz, la Piazza di Santa Maria di Monaco di Baviera, ha portato alla luce una latrina medievale piena di oggetti interessanti.

La scoperta “ha stupito” la dott.ssa Barbara Wührer, che era stata assunta dalla compagnia ferroviaria Deutsche Bahn per scavare una delle più antiche zone della capitale bavarese.
Durante la seconda guerra mondiale, le bombe avevano distrutto il Marienhof, un tempo una parte densamente edificata del centro di Monaco. In seguito, l’area ha servito per diversi scopi: da parcheggio a centro informazioni durante le Olimpiadi del 1972. Dopo un primo scavo archeologico negli anni ’89-’90, la piazza era diventata un ‘parco’.

Lo scavo attuale è cominciato lo scorso aprile. Tra le prime scoperte ci sono i resti dei libri di quella che era stata una biblioteca comunale. Il calore generato dai bombardamenti ha annerito e bruciacchiato i volumi “come toast”, ha detto Wührer. La squadra ha scavato sotto le macerie della seconda guerra mondiale, raggiungendo “la cantina del Medioevo” – di circa un millennio antecedente.

Come testimoniano i risultati, questa parte di Monaco aveva già subito molte trasformazioni nel corso dei secoli. Un edificio sulla Dienerstraße, sul lato orientale della piazza, era passato sotto diversi proprietari: nel 19′ secolo era un hotel di lusso, poi ha ospitato la Borsa di Monaco per un certo numero di anni, e infine negli anni ’30 è diventato una zona amministrativa per il governo nazista.
Nel Medioevo, una sinagoga o un qualche luogo di culto risalente al 1380 attraeva molti residenti ebrei sull’ormai inesistente Gruftstraße. Non era un ghetto, dice Wührer, ma divenne un quartiere ebraico a causa della sinagoga. I residenti ebrei subirono persecuzioni, in particolare ci fu una notte di violenza nell’ottobre del 1285, solo per essere cacciati definitivamente nel 1442 dal duca Alberto III. La Judengasse divenne la Gruftstraße, e il medico personale del duca, Johannes Hartlieb, ottenne una casa a fianco della sinagoga, che fece convertire in una chiesa.

Lo scavo ha anche portato al ritrovamento di due latrine ben conservate. “Possono darci un’idea della vita quotidiana per le persone di allora”, ha spiegato Wührer. “La gente gettava i suoi rifiuti nelle latrine».

In una è stata trovata una grande quantità di scarti di lavorazione di cuoio. Non a caso, stando ai libri mastri del 15′ secolo, nella zona vivevano tre calzolai.
A settembre gli archeologi avevano però già trovato un’altra latrina ancora più antica. Risale all’incirca al 1260 e conteneva una grande quantità di scarti di ceramica e anche un coccio di vaso di terracotta dell’11′ secolo.

Il team di archeologi ha tempo fino al prossimo aprile per scavare. Poi, la Deutsche Bahn inizierà i lavori per un tunnel 40 metri sotto il Marienhof per una nuova linea e il sito archeologico dovrà essere nuovamente coperto.
Invece di rimpiangere la scomparsa di ciò che il suo duro lavoro avrà portato alla luce, Wührer la prende con filosofia: “Da archeologa, so che quando scavo, sto anche distruggendo le cose”.

fonte: ilfattostorico.com

S.E.A.M. – VILLANOVA MONTESANTO – SILIGO

dicembre 6th, 2011 by admin

Siligo - Sabato 11 Dicembre, ore 17.00, Centro di Aggregazione Sociale, P.zza Maria Carta: presentazione dei risultati della campagna di scavo nel villaggio abbandonato di Villanova Montesanto;
Sabato 11 e Domenica 12 Dicembre, ore 18.00-20.00, Ex Biblioteca Comunale, Corso Vittorio Emanuele: visita al laboratorio di studio reperti.

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La ‘Bulgaria’ del basso Cesano tra tardoantico e alto medioevo

dicembre 2nd, 2011 by admin

La ripresa di tematiche legate al popolamento e alla transizione tra antichità e medioevo è dovuta sia all’evoluzione del dibattito storiografico degli ultimi anni in questo settore di studi, dibattito che ha fatto registrare l’intervento di numerosi e qualificati studiosi italiani e stranieri, sia anche agli apporti dell’archeologia medievale in Italia, apporti con i quali è necessario confrontarsi per una verifica di ipotesi formulate qualche decennio fa.
L’area presa in esame corrisponde alla bassa valle del fiume Cesano, più precisamente alla riva sinistra dal mare al Rio Maggiore (affluente del Cesano), inserita negli attuali comuni di Mondolfo e di San Costanzo (PU), frazione della Stacciola. Vi si distinguono il fondovalle del fiume Cesano, una porzione di litorale adriatico e un settore collinare, più esteso, nel quale si collocano i principali insediamenti umani.

Interventi di : Roberto Bernacchia e Mariano Malavolta, introduzione di Natalino Pierpaoli.

sabato 10 dicembre 2011 h 17:00
MONDOLFO (PU) . Convento S. Agostino, salone Aurora.

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La Turchia medievale oltre Istanbul

novembre 18th, 2011 by admin

La Turchia è una nazione ricchissima di siti archeologici medievali e non solo che rappresentano spesso e volentieri una forte attrazione per i turisti a caccia di voli Istanbul, visto che questa città è sicuramente la base di partenza ideale per un itinerario, optando eventualmnte per altri voli con Skyscanner qualora necessario.

Ani è una città medievale in rovina situata nella provincia di Kars, vicino al confine con l’Armenia. Nel medioevo fu la capitale del regno armeno, che comprendeva la maggior parte dell’attuale Armenia e della Turchia orientale. Chiamata anche la “Città delle 101 chiese”, Ani era al crocevia di diverse strade commerciali e i suoi edifici religiosi, palazzi e fortificazioni erano tra i più avanzati, sia a livello tecnico che artistico, del mondo.Nel suo periodo di massimo sviluppo, all’interno delle mura della città di Ani vivevano tra i 100.000 ed i 200.000 abitanti e la città, nota il tutta la regione per lo splendore e la ricchezza, fu rivale di Costantinopoli, Il Cairo e Baghdad; per venire poi, abbandonata e dimenticata per secoli.

Il Castello di Alanya è stato costruito nel 13 ° secolo e si trova nella città meridionale turca di Alanya. Venne costruito sui resti della precedente epoca bizantina e le fortificazioni dell’epoca romana. Durante il 19 ° secolo la costruzione ha cessato d’essere una struttura difensiva e numerose ville sono state costruite all’interno delle mura. Oggi l’edificio è un museo all’aria aperta, con l’accesso al castello a pagamento, ma con gran parte della zona all’interno delle mura aperto al pubblico.

Il Castello di Bodrum si trova a sud-ovest della città di Bodrum e fu costruito dai Cavalieri nel 1402 utilizzando squadrati di pietra verde vulcanica, colonne in marmo e rilievi dal vicino Mausoleo di Maussollos per fortificare il castello.  La cappella è stata tra le prime strutture a essere completate e venne successivamente ricostruita in stile gotico dai cavalieri spagnoli nel 1519-1520.

Il Castello medievale di Hoşap  si trova nella Turchia sud-orientale, nella provincia di Van . Sopra la porta d’ingresso si trovano due leoni ai lati di una goccia e di sotto, un’iscrizione che mostra che la torre d’ingresso è stata costruita, probabilmente con diverse altre parti del castello, da un emiro di Hoşap, Solimano, nel 1649.

Un sito archeologico molto interessante da visitare è quello che L’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Lecce conduce a Hierapolis di Frigia sin dal 1992, con finanziamenti dall’Università di Lecce e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Da qualche anno è stato avviato il lavoro di restauro e conservazione di alcune delle strutture emerse negli scavi degli anni scorsi, in visione anche di poter creare un percorso di visita di un quartiere bizantino per scopi didattici e turistici.

I resti del complesso monastico di Zelve si trovano sulle pendici settentrionali dell’Aktepe, a 1 km da Paşa Bağlari e 10 km fuori da Göreme sulla strada per Avanos in un complesso geologico-naturalistico unico di insediamenti e luoghi religiosi rupestri. Distribuito su tre valli, di cui due collegate da un tunnel, il complesso dispone di molte camere ed è coronato da diversi “camini delle fate” con steli di grandi dimensioni, a circa 40 metri sopra il fondovalle.

Padova: architetture medievali

novembre 14th, 2011 by admin

Presentazione del volume Padova: architetture medievali, a cura di A. Chavarria Arnau il giorno 24 novembre alle 17.30 nell’Auditorium del Palazzo Monte di Pietà della Fondazione CARIPARO, Piazza Duomo 15.

Presentano il volume prof. Xavier Barral i Altet (Università Ca’ Foscari), G.P. Brogiolo (Università di Padova).

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

novembre 14th, 2011 by admin

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si conferma anche nel 2011 un evento internazionale unico nel suo genere: sede del più grande Salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e della prima mostra internazionale di tecnologie interattive e virtuali; luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo e ai beni culturali oltre che occasione di incontro per gli addetti ai lavori, per il business professionale, per i viaggiatori, per gli appassionati.

Un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, OMT e ICCROM oltre che da 8.000 visitatori, 200 espositori con 30 Paesi esteri, 40 tra conferenze e incontri, 220 relatori, 350 operatori dell’offerta, 170 giornalisti.

Nel sottolineare sempre più l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, ogni anno la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: dopo Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo e Cambogia, ospite ufficiale nel 2011 è la Turchia.

Dieci le sezioni speciali, dai filmati e documentari volti a svelare i misteri delle civiltà del passato nell’ambito di ArcheoFilm ai più innovativi e coinvolgenti progetti multimediali e di realtà virtuale applicati all’archeologia nella mostra ArcheoVirtual, dagli Incontri con i Protagonisti delle scoperte archeologiche dell’anno alle tecniche utilizzate nell’antichità per costruire i manufatti di uso quotidiano nei Laboratori di Archeologia Sperimentale, dalle presentazioni di progetti negli ArcheoIncontri al Premio Paestum Archeologia assegnato a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale e ad ArcheoLavoro orientamento ai Corsi di Laurea e Master in Archeologia, alle figure professionali e alle competenze emergenti.

Il Workshop Enit con 90 buyers esteri, provenienti da 16 Paesi, determina efficaci opportunità di business per gli operatori turistici dell’offerta.

Istituzioni, Enti, Paesi Esteri, Regioni, Organizzazioni di Categoria, Associazioni Professionali e Culturali, Aziende e Consorzi Turistici, Società di Servizi, Case Editrici saranno presenti a Paestum dal 17 al 20 novembre, per vivere da protagonisti quattro giorni straordinari in occasione della XIV edizione.

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