Fasi bizantine nell’abbazia di San Caprasio

Una sorprendente scoperta archeologica arriva dalle viscere dell’abbazia di San Caprasio. Una scoperta che attesta la presenza di vestigia bizantine ad Aulla, che vengono alla luce per la prima volta. Infatti, la torre rinvenuta nelle pertinenze dell’abbazia, probabilmente, rivoluzionerà in buona parte la storia della presenza bizantina nella Val di Magra, perché, come sottolinea l’archeologo Enrico Giannichedda, all’analisi radiocarbonica «la torre è risultata databile fra il 535 e il 660, quindi in piena epoca bizantina. L’accurata tecnica di realizzazione dei conci squadrati e le rilevanti dimensioni della torre testimoniano di un insediamento di grande importanza, su cui, secoli dopo, sorse l’abbazia altomedievale».

Secondo Giannichedda, che ha seguito con Tiziano Mannoni e diretto le ricerche archeologiche nell’abbazia aullese, «future ricerche e studi dovranno approfondire molte questioni, ma fin d’ora è evidente che la costruzione si deve a maestranze esperte, in grado di lavorare conci squadrati di grandi dimensioni per una committenza di rango elevato. Grazie all’impegno di enti e persone, a partire dall’associazione Amici di San Caprasio, si può ora sostenere che, finalmente, un’altra pagina della storia di Aulla e della Lunigiana inizia ad essere conosciuta e merita di essere sempre meglio valorizzata».

Della grande torre rinvenuta nel corso di lavori di ampliamento del teatrino parrocchiale è stato effettuato il rilievo archeologico su indicazione della dottoressa Paribeni della Soprintendenza archeologica della Toscana e dell’architetto Nannetti della Soprintendenza regionale ai monumenti di Firenze, che segue i restauri di San Caprasio per conto della Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara.

Con il contributo determinante della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara erano stati avviati i lavori per l’ampliamento del teatrino, che hanno consentito l’importante scoperta archeologica e ora la rilevanza del ritrovamento, oltre a renderne opportuna la valorizzazione all’interno del percorso di visita dell’abbazia, suggerirebbe l’approfondimento della ricerca archeologica, sempre che possano arrivare i necessari finanziamenti. La datazione al radiocarbonio della torre, tra l’anno 535 e l’anno 660, è stata valutata con un’altissima probabilità (94%) e questo anticipa di almeno due secoli la presenza ad Aulla di un insediamento militare strategico tra Luni e i valichi appenninici controllati dalla chiusa di Filattiera.

Da fare notare che nell’abbazia, nel 2014, sono stati ospitati, nell’ambito dell’ospitalità religiosa, quasi mille e 500 pellegrini e questa è stata più volte segnalata dai pellegrini come un centro di eccellenza culturale e spirituale sul percorso italiano della Via Francigena, abbazia diventata la principale attrattiva storico turistica di Aulla.

Gianluca Uberti su iltirreno

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