Presentazione scavi di Santa Cristina 2009 – Buonconvento, SI

scristina

L’intervento archeologico presso Santa Cristina in Caio, patrocinato dall’Amministrazione comunale di Buonconvento, coordinato dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana (dott.sa Silvia Goggioli, dott. Giovanni Roncaglia) e diretto sul campo dall’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università di Siena (prof. Marco Valenti, dott. Federico Salzotti), ha preso avvio nel giugno 2009 a seguito alle numerose ricerche pregresse svoltesi nel corso degli anni. Tra queste citiamo le analisi diagnostiche effettuate per la redazione della “Carta Archeologica della Provincia di Siena” e l’indagine operata dalla Soprintendenza Archeologica tra il 1992 ed il 1994, che portò al rinvenimento di una necropoli con circa novanta sepolture, databili tra il II sec. a.C. e la metà del VI sec. d.C. Questi studi hanno permesso di creare ipotesi sulla natura e la cronologia del contesto sepolto: una mansio in età romana, estesa su 1 ettaro circa di terreno, con frequentazione sino al primo alto medioevo.
La prima campagna di scavi si è concentrata su spazi caratterizzati da reperti mobili in superficie, la cui natura suggeriva la presenza nel sottosuolo di terme. Sono quindi state riconosciute sei differenti fasi di vita nella storia del sito, ma in generale sono due i momenti più significativi, uno pertinente all’uso del complesso termale tra la fine del I sec.a.C. ed il III sec. d.C. e l’altro relativo ai riusi “precari” delle strutture tra il IV secolo d.C. e gli inizi dell’ altomedioevo. Sinora sono venuto alla luce alcuni ambienti delle terme: un apodyterium (spogliatoio), due calidaria (ambienti con acqua calda), due frigidaria (ambienti con acqua fredda, entrambi absidati, di cui uno con pavimentazione in apparato musivo bicromo, a tessere bianche e nere e motivo geometrico, che trova un confronto puntuale con un mosaico della villa di Tor degli Schiavi nell’agro romano, databile al III sec. d.C.), una sudatio o laconicum (bagno di sudore) e due praefurnia (forni per il riscaldamento dei calidaria).
Al periodo tardoantico è attribuibile una struttura abitativa fondata sulle rasature dei muri di un ambiente del calidario, con elevati in terra pressata sorretti da uno scheletro di pali lignei e focolare centrale; mentre alla metà del VI secolo d.C. sono ascrivibili una capanna di forma circolare in pali lignei ed una grubenhaus (capanna seminterrata) che rioccupavano gli spazi precedentemente destinati allo spogliatoio e ad uno dei prefurni (altre capanne sono visibili ma verranno scavate in futuro).
Allo stato attuale delle indagini Santa Cristina in Caio è dunque interpretabile come un mansio probabilmente posta lungo la Via Cassia antica, già decaduta nel IV secolo e forse trasformata in un villaggio di capanne tra l’età gota e quella longobarda. Lo scavo, al quale si è immediatamente legata l’idea di valorizzare in progress le emergenze archeologiche, riprenderà il prossimo anno; l’intera operazione è consultabile al seguente indirizzo web:
http://archeologiamedievale.unisi.it/santa-cristina/

sabato 19 settembre 2009 ore 17.00 – 19.00
Asilo Grisaldi del Taja, Via Dante Alighieri
Buonconvento (SI)

Share Button

Lascia un commento