La tomba di Childerico di Marco Valenti

Pubblichiamo per intero un pregevole contributo del Prof. Marco Valenti sul ritrovamento della tomba del re franco Childerico avvenuta nel 1653.

La tomba del re franco Childerico, padre di Clodoveo, e gli oggetti in essa contenuti, sono straordinari per più di una ragione. La scoperta rappresenta una pietra miliare nella storia dell’archeologia merovingia, offre una testimonianza sulla nascita della stessa arte merovingia e fornisce informazioni su Childerico
Fu individuata casualmente a Tournai in Belgio, presso la chiesa di St.Brice nel 1653. La sepoltura è stato identificato dalla presenza fra i reperti del corredo di un anello con sigillo che porta il nome («Childerici regis»), il re morto nel 481-482.
Il rinvenimento fece grande scalpore e l’arciduca Leopoldo Guglielmo, governatore dei Paesi Bassi per conto del re di Spagna, si fece consegnare la quasi totalità degli oggetti scoperti, poi studiati e pubblicati dal suo medico personale Jean-Jacques Chifflet già nel 1655, due anni dopo la scoperta. Il corredo ebbe poi varie vicissitudini; portati a Vienna dallo stesso arciduca, alla sua morte passarono a Leopoldo I imperatore di Germania e poi furono offerti in dono a Luigi XIV. Molti dei reperti scomparvero nel 1831 in occasione del grande furto al Cabinet des medailles; alcuni furono ritrovati poco tempo dopo (il poco che ne resta è conservato a Parigi, nel Cabinet des Médailles, e nel Museo di Tournai) mentre altri, tra i quali l’anello sigilare, furono probabilmente fusi. Tale perdita rende ancora più preziose l’opera e le tavole del medico Chifflet.
La tomba conteneva anche tre ornamenti direttamente connessi con lo status sociale: una spilla d’oro a forma di croce, che doveva chiudere sulla spalla destra il paludamentum (cioè il mantello) del re franco, anche funzionario romano da quando fu governatore della Belgica Secunda, un braccialetto d’oro massiccio con estremità svasate ed infine l’anello d’oro sigillare con il titolo e la rappresentazione del re stesso.
Il paludamento era tempestato di 300 api d’oro con granati in alveoli, le quali più tardi ispirarono l’emblema imperiale napoleonico. Nel complesso l’arredo tombale si componeva essenzialmente di ornamenti e accessori in oro massiccio, talvolta decorati da gioielli arricchiti dalla tecnica del cloisonné in un fitto reticolato di alveoli, nello stile che fu detto appunto “childerichiano” e che si ritrova frequentemente nelle tombe principesche renane.
Le armi cerimoniali, una spada lunga con impugnatura ricoperta di un foglio d’oro e una breve scramsax sono anch’essi tra i simboli di elevato status sociale del defunto; erano accompagnati da lancia ed un’ascia da lancio, cioè la francisca. Allo stesso modo alla cintura era legata una borsa di cuoio, piena di monete romane d’oro e d’argento; quelle d’oro, un centinaio, provenivano tutte da Costantinopoli, tranne una, che forse proveniva da Ravenna. Alla cintura era anche legata una sfera di cristallo, grossa come un piccolo mandarino, usata come amuleto per dare a chi la portava più forza nel maneggiare le armi. Tutt’intorno al re giacevano alcuni oggetti appartenuti ai finimenti di un cavallo anch’essi in cloisonné (del cavallo era presente il teschio), fibbie d’oro per cintura e un pesante braccialetto d’oro massiccio a bordi svasati.
La sepoltura di Childerico è tipica delle tombe principesche dei germani della seconda metà del V secolo; si vedano per esempio quelle di Pouan o Apahida Blučina in Romania.
Scavi dell’equipe belga di Raymond Brulet tra il 1983 e il 1986 hanno reso possibile ricostituire sia la tomba reale sia l’ambiente di sepoltura. Hanno portato alla scoperta di una necropoli romana tardoantica con sepolture anteriori, contemporanee e posteriori a quella di Childerico: nel corso di tali scavi furono inoltre rinvenute alcune sepolture multiple di cavalli disposte intorno alla tomba, che era probabilmente sormontata da un tumulo funerario che aveva lasciato un grande spazio vuoto e concavo nella zona indagata nel XVII secolo.
Ora sappiamo quindi che Childerico fu inumato sotto un tumulo che aveva un diametro di 20 x 40 m, probabilmente in una camera sepolcrale, ricordando i tumuli regi del Danubio, come quello di Zuran. Nei presi del tumulo erano tre tombe di cavalli, rispettivamente con 7, 4 e 10 individui. Una simile pompa funebre (tumulo e sacrificio di cavalli di proporzioni straordinarie ), come pure il braccialetto d’oro massiccio dalle estremità allargate che veniva collocato al polso destro dei re germanici quando accedevano al potere, testimoniano dello status di capo germanico del defunto.
Re dei Franchi Salii insediati a nord della Senna, Childerico era anche governatore della provincia Belgica Secunda. Al servizio dell’impero romano, respinse in particolare gli Unni, i Visigoti e i Sassoni. Gli oggetti della tomba riflettono il suo status di re franco ed anche i suoi legami con l’impero. Il suo armamento è tradizionale franco: la francisca e la lancia ne sono una prova chiara mentre le armi di apparato con decorazioni d’oro cloisonné indicano il rango di guerriero. La tomba poi conteneva, d’altro canto, monete e due oggetti romani: l’anello sigilare e la fibula cruciforme che chiudeva sulla spalla destra il paludamentum, cioè il mantello corto degli alti dignitari romani. La raffigurazione dell’anello sigillare riassume questo dualismo; il re si è fatto rappresentare sia con le insegne del potere romano (la lorica ed il paludamentum) che con quelle della monarchia franca (capelli lunghi, privilegio della razza reale dei Salii e lancia, simbolo del potere).
In definitiva, il sovrano non firma nella sua lingua, ma in quella del popolo che ha vinto e dal quale ha ricevuto un titolo puramente formale, e se vogliamo obbligato, di governatore di una zona che in realtà è già interamente nelle sue mani. Ed anche con il mantello di porpora allacciato da una fibula d’oro e almandini, sul quale erano cucite più di trecento piccole api o cicale d’oro, simbolo di immortalità nel mondo greco antico, certamente imitava, a dimostrazione del suo status regio, i segni del potere imperiale romano. Si presentava quindi con uno status symbol reale copiato dalla romanità e non come un esponente, pur d’alto rango, della burocrazia governativa romana. In definitiva un re germanico la cui posizione non era rafforzata dalla carica di governatore se non dal punto di vista del prestigio personale (in altre parole Roma ne riconosce l’autorità e forse paga dei tributi, si pensi infatti alle molte monete portate nella tomba) e che si poneva alla pari degli imperatori assumendone i simboli formali.
Le riflessioni storiografiche riguardanti la sepoltura di Childerico sono state tuttavia controverse, dato che il corredo è stato interpretato alternativamente come l’idealtipo della sepoltura germanica e pagana o una tipica tomba di un alto ufficiale romano pienamente inserito nelle dinamiche del potere della Gallia tardoantica. Guy Halsall, in un recente contributo, ha messo in evidenza come la composizione del corredo, oltre a rivelare evidenti influenze danubiane (unne e gote) mescolate a simboli del potere militare romano, non presenti alcuna caratteristica distintiva di una particolare etnia o cultura germanica. La somiglianza tra il corredo di Childerico e quelli dei principi della germanica orientale è però evidente. Ciò ha spinto altri ricercatori a prendere in considerazione i contatti della corte merovingia con le case reali del Danubio o un’influenza sulla cultura aristocratica in Occidente dell’area danubiana.
Secondo Arrhenius, l’archeologo svedese, che ha condotto una ricerca fondamentale sullo stile del cloisonné, il corredo di Childerico, così come quelli dei principi danubiani, potrebbero provenire da uno dei laboratori orafi di Costantinopoli. La diffusione nella moda aristocratica merovingia della moda proveniente della corte di Costantinopoli si spiegherebbe con la lealtà di Childerico all’imperatore bizantino. Alle ipotesi fatte, soprattutto sulle “Danubiane”, possiamo ora aggiungerne una terza. Infatti, secondo recenti studi, gli oggetti rinvenuti nella tomba di Childerico sono di origine mediterranea. La realtà dei rapporti tra Costantinopoli e Childerico resta quindi da vedere e le stesse fonti scritte non ci dicono nulla; mentre attestano (ce lo dice Gregorio di Tours) un’alleanza fra Childerico e Odoacre, notizia che permetterebbe di portare elementi di conferma ad una possibile fabbricazione a Ravenna, residenza della corte ostrogota, degli oggetti di oreficeria. Lo scramsax per esempio è certamente un’arma arrivata in Occidente attraverso il Mediterraneo orientale, ma tuttavia non può essere considerato più di un pezzo eccezionale per quell’epoca.
La scoperta ad Echborn di un’arma dello stesso tipo, ma priva di decori così ricchi, ne riflette comunque la loro “normalizzazione” in Occidente. Salterebbero quindi le presunte relazioni del re con Costantinopoli; ed in tale direzione va l’attestazione degli stessi tipi di oggetti, peraltro ben rappresentati, tra i Vandali e Visigoti, la cui politica era apertamente “anti-bizantina”.
La scoperta a Cartagine di un lotto di granati già tagliati e pronti per essere inseriti in ornamenti testimonia inoltre l’esistenza di officine locali nel Mediterraneo occidentale. L’esame di reperti italiani prova anche che botteghe orafe italiane che producevano oreficerie in cloisonnè in realtà esistevano in Italia. Possiamo quindi supporre che gli oggetti decorati con cloisonné di Childerico riflettono lo stile dell’aristocrazia militare dell’Impero d’Occidente i cui segni il re intende assumere.
Gli ornamenti decorati con cloisonné furono infatti molto popolari per l’aristocrazia militare barbarizzata dell’Impero d’Occidente nella seconda metà del V secolo: a parte le tombe di Tournai e Pouan si può citare l’esempio della tomba di Capraia recentemente scoperto in Toscana. Contenente una spada e la fibbia della cintura stile cloisonné, alcuni reperti ricordano quelli di Childerico e rappresentano una testimonianza diretta della moda perseguita dall’aristocrazia militare in ltalia.
Infine la straordinaria ricchezza e opulenza della tomba può anche essere interpretata come sintomo di insicurezza politica, dato che la successione di Clodoveo a Childerico fu aspramente contrastata da Siagrio, figlio di Egidio, magister militum per Gallias e leader militare dei franchi. II fastoso funerale nel cuore del territorio franco potrebbe dunque essere stato organizzato al fine di legittimare la successione di Clodoveo. Una tale ostentazione di potere e ricchezza sembra quindi strettamente legata anche alle dinamiche politico-militari del potere in Gallia settentrionale nell’ultimo quarto del V secolo.

per seguire il Prof. Marco Valenti:
Archeologia tardoantica e altomedievale a Siena gruppo FB
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