La scomparsa di Lidia Paroli

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Con Lidia Paroli scompare uno dei soci e degli amici più vecchi della SAMI, uno di coloro che attraverso il loro fattivo e continuo lavoro di ricerca hanno dato un contributo centrale alla fondazione della Archeologia dell’Altomedioevo in Italia.

Dalla fine dell’ultimo ventennio del secolo scorso, Lidia Paroli si è distinta non solo per avere riordinato il materiale delle grandi necropoli longobarde dell’Italia centrale (Nocera Umbra e Castel Trosino), a partire dai vecchi lavori di scavo, fornendo un più preciso orizzonte cronologico (distribuendo le sepolture all’interno di diverse fasi di uso degli spazi cimiteriali) ma ha, anche, iniziato ad affrontare una serie di problematiche relative ai contesti di rinvenimento ed ai materiali nell’ottica dell’Archeologia della Produzione, in questo modo ampliando di molto gli orizzonti della ricerca in una prospettiva finalmente europea (inserendo, quindi, pienamente l’Italia longobarda all’interno del contesto merovingio) e, quindi, evidenziando il valore degli oggetti non solo come ‘eventi singoli’ ma come altrettante possibilità di ricostruzione dei processi tecnico-produttivi ed economico-commerciali e, in ultima analisi, come ‘testimoni’ dei quelli di integrazione fra i diversi patrimoni di cultura materiale.

Sempre fuori dagli schemi convenzionali, tanto accademici quanto e soprattutto delle ricerche di scuola, seppe fare di questa sua peculiarità la sua maggiore forza e trasformarla, nonostante le non sempre semplici condizioni di lavoro, in un’originale prospettiva di studio che portarono a compimento, insieme ai suoi collaboratori, come Marco Ricci, che oggi insieme a noi la piangono, progetti del calibro e dell’importanza quali quello della Crypta Balbi di Roma.

L’Archeologia post classica italiana con Lidia Paroli perde una grande persona.

Dal sito web della SAMI

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